Deepak Unnikrishnan e la sua opera “Temporary People”

Al compimento della maggiore età, Deepak Unnikrishnan lascia Abu Dhabi, la città in cui è cresciuto dopo essere nato a Kerala, in India, per studiare prima presso la Fairleigh Dickinson University e in seguito all’Art Institute di Chicago.
Quella compiuta da un ragazzo poco più che ventenne non è una scelta, ma è solo la conseguenza inevitabile di un sistema che preclude ai figli segli stranieri la libertà di pianificare liberamente il proprio futuro.
Questo, negli Emirati Arabi Uniti, accade di frequente. Si tratta infatti di un paese in cui l’80% della popolazione è costituita da stranieri, lavoratori migranti che contribuiscono alla costruzione e al benessere delle città e i cui figli, una volta che hanno compiuto la maggiore età, non possono più essere “sponsorizzati” dalla famiglia per ottenere un permesso di soggiorno.
Queste scelte politiche hanno un forte impatto in termini demografici e sociologici per una nazione che vede una cospicua porzione dei suoi giovani abituarsi sin da subito a sviluppare un senso di distacco verso il territorio, per poter essere pronti a lasciare il paese dove si è vissuti per anni senza essersi mai sentiti a casa.
Una nazione in cui, nell’istante successivo alla perdita della condizione lavorativa per un migrante, un’unica certezza si sostituisce alla precedente precedendo qualsiasi domanda che potrebbe iniziare ad affollare la sua mente. Per lui infatti non vi sarà più posto.

Queste surreali condizioni esistenziali si riflettono inevitabilmente sugli strumenti con cui cui l’autore decide di raccontare questa realtà. In “Temporary People”, vincitore del premio Restless Book del 2017, Unnkrishan ricorre al surrealismo per raccontare il comune destino di queste persone, protagonisti però di cammini e esperienze diverse.
Queste sono le storie che trovano spazio fra le pagine nel primo libro di Unnikrishnan, che ora ricopre il ruolo di docente presso l’ Università NYU di Abu Dhabi, e che per questo mese soggiornerà presso l’isola di San Servolo come primo ospite del progetto Waterlines.

D.U.

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