An Interview with Josh Dolgin

 

(English interview with Italian translation)

SAN SERVOLO ISLAND, VENICE. FEBRUARY 2018.

What is the relationship between wealth and Hip-hop? What do you think of wealth exhibition in hip-hop songs in general?

Qual è la relazione tra benessere e Hip-hop? E che cosa pensi dell’ostentazione della ricchezza nelle canzoni hip-hop?

If you come from poverty, when you’ve made it, you try to show off and display wealth, or at least the trappings of wealth; especially, if you come from a culture which puts a lot of emphasis on those trappings. If you come from America, for instance, which is a very consumerist kind of capitalist society, success is portrayed as fancy cars and gold chains. Movies for instance are inundated with all of this brain-washing. If you come from nothing and live with a single parent in a very bad situation, then if you have even something, you immediately spend it on fancy objects that display your wealth; it gives you a sense of worth in that culture.

Se provieni dalla povertà, quando ne esci cerchi di ostentare ed esibire il benessere o almeno i simboli di questo, soprattutto se provieni da una cultura che dà molta importanza a questi simboli. Se provieni dall’America, per esempio, che è un esempio davvero consumista della società capitalista, il successo è rappresentato attraverso automobili di lusso e catene d’oro. I film, ad esempio, sono inondati da tutti questi lavaggi del cervello. Se provieni dal niente e vivi con un solo genitore in una situazione davvero brutta, allora, se riesci ad avere anche solo qualcosa, lo spendi subito in oggetti di lusso che mettano in mostra il tuo benessere; ti fa comprendere cosa valga davvero in questa cultura.

Are you pro or against this display of wealth?

Sei pro o contro questa esibizione del benessere?

I am obviously against it. I just like to wear funny shirts, but I spend most of my money on tools. I like to buy a good camera, musical instruments or a computer. I am just not into fancy things. I also come from a different culture. I come from middle-class Canadian culture where I did not suffer as a child. I was not in poverty, so I didn’t have that weird chip on my shoulder.

Ovviamente sono contro. Mi piace indossare magliette divertenti, ma spendo la maggior parte del mio denaro in strumenti. Mi piace spendere i miei soldi in una buona macchina fotografica, strumenti musicali oppure in un computer. Semplicemente non mi interessano gli oggetti di lusso. Provengo anche da una cultura diversa. Provengo dalla cultura della classe media canadese, dove non ho sofferto quando ero un bambino. Non ero povero, quindi non avevo quello strano atteggiamento di astio col mondo intero.

Was it important for you to label yourself, in order to produce unlabeled music? Was it necessary for you to have that sense of belonging?

È stato importante etichettarti per produrre musica non etichettabile? È stato necessario per avere questo senso di appartenenza?

No! People are always labeling me, and people are always labeling everything. I cannot label myself, because I have a lot of trouble doing it. You cannot say what I’m doing is Hip-hop, you can’t say it’s Jewish music, Rock, Folk or Dance. You cannot really put it in any label because it’s all those things!

No! La gente mi etichetta sempre ed etichetta qualsiasi cosa. Non posso etichettarmi, perché questo mi crea molti problemi. Non puoi dire che quello che faccio è Hip-hop, non puoi dire che è musica Ebrea, Rock, Folk o Dance. Non puoi davvero etichettarla, perché è tutte queste cose insieme!

Was it necessary to identify yourself as a Jew, and go back to your roots to have that special touch in your music?

È stato necessario identificarti come ebreo e tornare alle tue radici per avere quel tocco speciale nella tua musica?

As an artist and a person developing a voice and finding a passion to create, it was helpful and enriching. However, it kind of hurt my business. I think if I had not found my roots, I would’ve probably found more success commercially. I would’ve just made beats; I would’ve worked with rappers and made rap or pop music. I think that the minute something is culturally identified, it puts you into a ghetto, and it cuts you off from potential listeners. “You are never alone” was my only song that was a bit of a hit, and that was cool. But my identity as a Jew has also created a sort of niche market for me where people were interested in what I did, because it had a little specific twist in it. So, it was a double-edged sword. On the one hand it cut me off from people, because they did not accept the idea of Jewish-hip-hop. Especially that hip-hop is a very conservative art form; the style is so strict that people don’t easily tolerate straying from it. On the other hand, it helped me create my own music. Also, Klezmer music and the Jewish tradition in general are part of my culture and history, and it was very helpful to have an understanding of my own roots. However, I don’t identify myself as being religious. I am part of the world; I mainly talk in my music about my experience as a human being.

Come artista e persona che sta sviluppando una voce e cercando una passione da creare, è stato d’aiuto e di arricchimento. Però ha danneggiato i miei guadagni. Penso che, se non le avessi trovate, probabilmente avrei trovato più successo in modo commerciale. Avrei creato solo dei mostri; avrei lavorato con rapper e scritto rap o musica pop. Penso che nel momento in cui qualcosa sia culturalmente identificabile, ti metta in un ghetto e ti allontani da potenziali ascoltatori. “You are never alone” (“Non sei mai solo”) fu la mia unica canzone che fu una sorta di hit e fu figo. Ma la mia identità di ebreo ha anche creato una sorta di mercato di nicchia e la gente era interessata di quello che facevo, perché aveva un piccolo e specifico colpo di scena in sé. Quindi era un’arma a doppio taglio. Da una parte mi allontanava dalla gente che non accettava l’idea di un hip-hop ebreo. Soprattutto perché l’Hip-hop è una forma d’arte molto conservativa; lo stile è così severo che la gente fatica a tollerare di allontanarsene. Dall’altra parte, mi ha aiutato a creare la mia musica. Anche la musica Klezmer e la tradizione ebrea in genere fanno parte della mia cultura e della mia storia e mi ha aiutato molto il fatto di avere coscienza delle mie radici. In ogni caso non sono una persona religiosa. Sono parte del mondo; nella mia musica parlo soprattutto della mia esperienza nel mondo come essere umano.

How would you identify the Jewish culture?

Come identificheresti la cultura ebrea?

My parents’ roots are in Eastern-Europe, mainly Romania, Ukraine and Russia. I am an Ashkenazi-Jew. So, in my music I only represent this culture. Journalist may label my music as “Jewish”, but that’s so vague, it’s such a broad category. I cannot claim that I am representing ALL of Jewish culture, Sephardic Jews, or African Jews. It’s basically impossible to identify what “Jewish” means, really. Is it a culture, a religion or a race? All three? None of the above? The whole Jewish culture is very nuanced and vast. As for me, I focus on Ashkenazi-Jewish music.

Le radici dei miei genitori sono nell’Europa dell’Est, soprattutto in Romania, Ucraina e Russia. Io sono un ebreo aschenazita. Quindi nella mia musica rappresento solamente questa cultura. I giornalisti possono etichettare la mia musica come “ebrea”, ma questo è molto vago, una categoria troppo ampia. Non posso affermare che rappresento TUTTA la cultura ebrea, gli ebrei sefarditi o gli ebrei africani. Di base è impossibile indicare che cosa significa “ebreo”, davvero. È una cultura, una religione o una razza? Tutte e tre? Nessuna delle tre? L’intera cultura ebrea ha molte sfumature ed è molto vasta. Per quanto mi riguarda, mi focalizzo sulla musica degli ebrei aschenaziti.

What are the prejudices you usually receive for the mere reason of being a Jew?

Quali sono i pregiudizi che ricevi di solito per il semplice motivo di essere un ebreo?

In many people’s view Jews are Ghettos, Jews are the holocaust, Jews are guys with the beard, and Jews are the merchant of Venice. They are rich people, doctors or merchants. Jews can’t be just some cool guy in jeans. These are the kind of anti-Semitic stereotypes that are seeded in many societies. So, when I say I am a Jew people say: you don’t eat pork, you love Israel and you hate Palestine. This might be true for some Jews, but not for all of them! There are many Jews that are fighting for peace in the Middle East. You can be a fascist Jew who is racist, or someone like Noam Chomsky who is deeply progressive. I feel like I always have to explain myself, especially out of Canada. For instance, when I go to France, I face a lot of anti-Semitism during my concerts, like people shouting at me “go back to Israel”. But I’ve never been to Israel! I make music for everyone. I like to work with artists from different religious and cultural backgrounds, and make music that everyone can relate to in a way or another.

Per molte persone gli ebrei sono il ghetto, gli ebrei sono l’olocausto, gli ebrei sono tipi con la barba e gli ebrei sono il mercante di Venezia. Sono persone ricche, dottori o mercanti. Gli ebrei non possono essere semplicemente tipi fighi in jeans. Questi sono il genere di stereotipi anti-semiti che vengo impiantati in molte società. Quindi, quando dico di essere un ebreo la gente dice: tu non mangi maiale, tu ami Israele e odi la Palestina. Questo può essere vero per qualche ebreo, ma non per tutti! Ci sono molti ebrei che stanno combattendo per la pace nel Medio Oriente. Puoi essere un ebreo fascista e razzista o qualcuno come Noam Chomsky, che è davvero progressista. Sento che devo sempre giustificare me stesso, soprattutto fuori dal Canada. Per esempio, quando vado in Francia, devo affrontare un sacco di antisemitismo ai miei concerti, tipo gente che mi urla: “Torna in Israele!”. Ma non sono mai stato in Israele! Faccio musica per tutti. Mi piace lavorare con artisti di religioni e background culturali diversi e fare musica della quale chiunque può sentirsi partecipe in un modo o nell’altro.

You mostly take pictures of people rather than places. Why is that?

Tu fotografi le persone più che i posti, perché?

Aesthetically, for me there is no skill in a picture of a place, or in taking a picture of an inanimate object in general. For me, the moment, the look, the connection are so important. It’s all about a person in a place. Most of these pictures are of old people with whom I have connections. They are all artists, musicians, heroes and teachers. I like old people. They have a lot of stories to tell.

Esteticamente, non c’è alcun talento in una foto di un posto o nel fotografare un oggetto inanimato in generale. Per me, il momento, lo sguardo, la connessione sono davvero importanti. È solo una persona in un luogo. La maggior parte di queste foto sono di anziani con i quali ho sentito una connessione. Sono tutti artisti, musicisti, eroi ed insegnanti. Mi piacciono gli anziani; hanno un sacco di storie da raccontare.

How was your experience in Venice generally, and in San Servolo specifically?

Com’è stata in generale la tua esperienza a Venezia ed in particolare a San Servolo?

I came to Venice to work on my new musical “The Season Part Three”. I made the first “Season” for fun and it turned out quite good; so, I decided to make another one. Since there are four seasons, I decided to work on a third one, and then I guess someday I will work on  the fourth. Then, I was in Venice and Shaul Bassi said “Hey, Vivaldi lived over there”, and I was like “Oh yeah! The 4 Seasons!” I should write one of my musicals in Vivaldi’s city! So I got in touch with Shaul and he hooked me up with this incredible residency. I had the chance to be isolated and to have a moment to focus on just one thing on San Servolo island. It was a kind of luxury to work on only one project. I would sit at the piano in the music room in the University of Venice hallway, and I am across the water from where Vivaldi wrote his Seasons, and that, to me, is a super cool thing. All in all, it created a wicked space for me to work and to create.

Sono venuto a Venezia per lavorare al mio nuovo musical “The Season Part Three” (“La Stagione Parte Tre”). Ho scritto la prima “Season” (“Stagione”) per divertimento ed è venuta fuori abbastanza bene; quindi ho deciso di farne un’altra. Dal momento che ci sono quattro stagioni, ho deciso di lavorare sulla terza e poi penso che un giorno farò la quarta. Poi ero a Venezia e Shaul Bassi ha detto “Ehi, Vivaldi ha vissuto là” e io ero del tipo “Ah, sì! Le Quattro Stagioni!” Dovrei scrivere uno dei miei musical nella città di Vivaldi! Quindi mi sono messo in contatto con Shaul e mi ha rimediato questa incredibile residenza. Ho avuto l’occasione di stare isolato ed avere il tempo per focalizzarmi su un’unica cosa sull’isola di San Servolo. Era una sorta di lusso lavorare ad un solo progetto. Mi sedevo al piano, nella stanza della musica nel salone dell’università di Venezia e mi trovavo sull’acqua sulla quale Vivaldi scrisse le “Quattro Stagioni” e questo per me è una cosa super figa. Tutto sommato, tutto ciò ha partecipato alla creazione di uno spazio grandioso per lavorare e creare.

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