A TU PER TU CON MICHELE GAZICH

Face to face with Michele Gazich

  1. Come ti sei avvicinato alla musica? Com’è nata questa passione e dove hai imparato a suonare?

How have you become interested in music? How was this passion born and where have you learned to play?

 

Il mio rapporto con la musica è stato molto precoce.
Ha in realtà sempre fatto parte della mia vita: mio padre è un pianista, quindi ho cominciato con lui. Poi, come tutti i padri, pensava di avere in casa un piccolo Mozart e quindi mi ha insegnato a leggere le note ancor prima di imparare a leggere e scrivere. Una follia, chiaramente, ma mi ha sensibilizzato alla musica molto presto. In fondo, gli sono grato per questa follia affettuosa. Da lì la musica mi ha accompagnato per tutta l’esistenza, dapprima con il pianoforte, quando avevo quattro o cinque anni; tuttavia per qualche motivo l’avvertivo come un’imposizione e sono presto passato al violino, che mi venne donato da mia nonna quando avevo sette anni. Ho cominciato per gioco con il violino ed è stata la chiave giusta. Ho iniziato con il violino, che ho ancora adesso e ringrazio di averlo scelto per mille motivi: innanzitutto perché mi porto dietro sempre lo stesso strumento – proprio quello da quando ho quindici anni – e poi perché ha questa capacità di essere sia strumento colto, che popolare.

My relationship with music was very untimely. Actually it has always been a part of my life: my father is an amateur pianist, so I started with him. Then, as all the fathers do, he thought that he had a little Mozart in his house, so he taught me how to read notes, even before I learnt how to read and write. It was a folly, obviously, but that made my ear aware of music since I was a child. In the end, I am grateful to him for this tender folly. Since then, music accompanied me during my whole life; firstly with the piano, when I was four or five years old. Nonetheless, for some reasons I perceived it as an imposition, so I started to play the violin, that my grandmother donated me when I was seven years old. My relationship with the violin started as a game, but it was the right key. I began with the instrument that I still play nowadays and I’m thankful for having chosen it, because of a thousand reasons: firstly because I can always carry the same violin with me, since I was fifteen years old, secondly, because it has the ability to be both a cultured and a popular instrument.

  1. Sei definito “ebreo narrante” dai tuoi fan e hai alle spalle una storia personale e familiare fatta di viaggi. Questa parte del tuo vissuto, tanto tramite la sfera dello spazio, quanto tramite quella del tempo, ha influenzato la tua produzione? È stata fonte di ispirazione?

 

Your fans call you a “Jew who narrates” and you have a personal and familiar history made of journeys. Has this part of your life experiences, through space and as well through time, influenced your production? Was your story a source of inspiration?

 

Certamente sì, a vari livelli. La mia bizzarra professione è innanzitutto arte dell’incontro, tramite la performance, tramite i reading di poesia, tramite i concerti. Ho sempre incontrato persone, che non definirei miei fan, ma semplicemente persone, che credo mi abbiano dato più di quanto io abbia dato a loro; ho incontrato così tanti esseri umani e conosciuto così tante storie, che mi sento un privilegiato ad avere la possibilità di coltivare l’incontro attraverso la mia professione. Poi, questa storia del viaggiare, ce l’ho nel sangue, perché la mia trisavola nacque ad Istanbul e la sua famiglia si spostò prima verso l’attuale Croazia, poi in America ed infine in Italia; il movimento ha sempre fatto parte della nostra tradizione familiare e per me la mia casa è sempre stato il mio strumento.

Of course it did, on different levels. My strange job is firstly the art of the encounter, through performances, through poetry readings, through concerts. I have always kept meeting people, which I don’t define as my fans, but simply as people, who, I believe, have given me more than I have ever given to them. I got to know so many human beings and I learned so many stories, that I feel privileged I have the possibility to cultivate these encounters through my job. Besides, I have this story of traveling in my blood, because my great-great grandmother was born in Instanbul and then her family moved firstly to the present Croatia, secondly to America and finally to Italy. Travelling has always been part of our family tradition and, as far as I’m concerned, my instruments have always been my real home.

Qui di seguito un video di Michele, Venezia 1948, in cui canta le origini della sua famiglia.

Here is a video by Michehe, Venezia 1948, in which he sings the origins of his family.

 https://www.youtube.com/watch?v=RbhD4OPj8aE

  1. Come hanno influito sulla tua persona e sul tuo stile le diverse collaborazioni internazionali e le esperienze in diversi ruoli? Tramite l’apertura al diverso, la tua identità ne è uscita rafforzata?

In which way have your international collaborations and your experiences playing different roles influenced your personality and your style? Has your identity become stronger through the openness to the different?

 

La mia, come ho già detto, è sempre stata un’arte dell’incontro e questo mi ha permesso di interpretare diversi ruoli nella mia vita. Originariamente sono stato formato come artista classico e ho suonato in un’orchestra per molto tempo, poi mi si è affacciata la possibilità del violino, che mi ha aperto molte prospettive e non ho più potuto suonare in un’orchestra quando mi sono reso conto di questo, perché suonare lì mi faceva sentire più un custode di un museo che un artista che produce qualcosa in proprio. Io amo ancora la musica classica, che ha ancora oggi influenza nel mio lavoro, ma non amo le modalità con cui viene proposta, ovvero la poca libertà lasciata all’esecutore davanti al testo sacro ed ai contesti troppo esclusivi. La svolta avvenne in India, dove andai con un’orchestra nell’estate del 1995; mi sentii davvero male, quando iniziai a suonare musica classica europea per gli indiani ricchi, quando intorno vi era l’India povera di cui noi tutti abbiamo coscienza. Non sentirmi parte di qualcosa di cui dovevo far parte mi portò, una volta tornato a casa, a cambiare vita. Iniziai a lavorare in proprio e a collaborare con altri artisti, il che fu un’esperienza molto interessante.

As I said, my art has always been the art of encounter and that has always given me the opportunity to play different roles in my life. I was trained as a classic musician and I have played in an orchestra for a long time. At that time, I had the possibility to play the violin, which gave me a lot of possibilities and, as soon as I realized it, I was not able to play in an orchestra anymore, because it made me feel much more as a museum keeper than as an artist who composes his own music. I still love classical music and it still has an influence on my job, but I dislike the way it is offered, because the sacred text doesn’t give freedom to the musician and it is played in exclusive contexts. The turning point was in India, where I went to with an orchestra in 1995; I felt really bad when I started to play European classical music for rich Indians, while around us there was the poor India, which we all are aware of. I didn’t feel part of something I had to be a part of, so once back home I decided to change my life. I started to compose my own music and to collaborate with other artists and it was a very interesting experience.

  1. In un recente post in Facebook, dopo l’apertura di una pagina a tuo nome nella quale ti si identificava come artista, hai negato questa definizione. Dunque, come ti descriveresti? E qual è il rapporto con i social?

In a recent post on Facebook you denied the definition of “artist” given by a page with your name on. So, how would you describe yourself? And which is your relationship with social medias?

 

In realtà quello che ho fatto per tutta la mia vita è stato fare l’artista, ovvero colui che veicola un messaggio o una storia che altrimenti verrebbe dimenticata attraverso la sua opera. Però l’uomo, secondo me, è più importante dell’artista. Nel libretto del Flauto Magico di Mozart, il protagonista si trova costretto ad affrontare alcune prove e qualcuno dice di lui che è un principe, ma qualcun altro dice: “No, è qualcosa di più: è un uomo!”. Quindi, indipendentemente dal nostro ruolo nella società, questo è il punto di cui essere veramente fieri. Detto ciò, io non demonizzo i social network, anzi, mi hanno semplificato la comunicazione.

To tell the truth, what I have been doing during my whole life was the artist, that is to communicate something or to tell a story, that otherwise would be forgotten, through personal works. However, in my opinion, the man is more important than the artist. In the Magic Flute by Mozart, the main character has to face different tasks and someone says that he is a prince, but someone else says: “No, he is something more: he is a man!”. So, regardless of our role in the society, this what has to make us proud. Anyway, I don’t demonize social networks, on the contrary, they made the communication easier.

  1. Tu lavori costantemente con le parole. Le modelli, le ordini, le fai suonare. Parlaci del potere e dei limiti di queste.

You constantly work with words. You shape them, you organize them, you play music with them. Tell us about the power and the limits of words.

 

Io credo in un potere sacro della parola. Amo quando sono in tour all’estero perché non parlo mai la mia lingua, che utilizzo quindi solo per scrivere e per sognare. In questo modo la mia lingua riacquisisce il suo valore sacrale. Per me la parola ha un valore totemico e può sempre muovere un qualcosa nelle persone. Nella tradizione ebraica, la parola viene definita “fuoco nero su fuoco bianco”, con un riferimento alla scrittura, ed è come se le lettere nere bruciassero sul fuoco della pagina. Io credo nel potere della scrittura e per questo motivo consiglio sempre di farsi bruciare dal fuoco dei libri, invece di bruciare i libri stessi. I limiti della parola sono tanti, perché siamo umani, quindi è difficile trovare la parola che comunichi esattamente ciò che vogliamo dire: si tratta di un lavoro di continua approssimazione e questo è frustrante. Non c’è nulla che io abbia scritto che mi soddisfi completamente, ma ad un certo punto bisogna rassegnarsi a questa limitatezza. La musica, in questo senso, è il miele sul bordo della tazza.

I believe in a sort of sacred power of words: when I am on tour I never communicate with my language and I only use it in order to write music and to dream. Thus, my language regains its sacred value. In my opinion, words have a totemic value and they have the power to move something in people. In the Jewish tradition the word is defined as a “black fire on white fire”, regarding writing, as if the black letters burned on the inflamed page. I believe in the power of writing and that’s why I always suggest to be inflamed by the fire of the books, instead of burning the books. The limits of words are many since we are human, so it’s difficult to find the word able to convey exactly what we want to say. It is a matter of constant approximation and this is frustrating. Nothing of what I have written fully satisfies me, but we have to resign ourselves to this limit. Music, in this way, is like honey at the edge of the cup.

  1. Il 17 settembre si è tenuto il tuo concerto all’alba nella basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo. Come mai hai scelto questo luogo e l’alba? Qual è il rapporto fra musica e spiritualità per te?

On September the 17th you held a concert at sunrise in the Santa Maria Maggiore church in Bergamo. Why have you chosen that place and that instant? In your opinion which is the relationship between music and spirituality?

 

Mi sono spesso trovato a suonare in luoghi sacri e per quanto la fede sia qualcosa che mi sta a cuore non credo di avere la verità in mano: mi pongo nei confronti di essa in modo problematico. Hölderlin dice che Dio è vicino ma difficile da afferrare e che dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che ci salva. È questa la mia situazione: tra la salvezza ed il rischio, tra inappagamento e slancio verso qualcosa di sacro. Io utilizzo un lessico fortemente legato al sacro. L’alba, in questo caso, è stata una scelta peculiare, non mia ma legata alla tradizione del festival Molte fedi sotto lo stesso cielo. Tuttavia sono stato molto lieto di questa scelta, anche perché una mia canzone, dedicata al poeta Paul Celan, s’intitola Il Latte Nero dell’Alba. Il passaggio dall’oscurità alla luce è stato molto suggestivo.

I often play in sacred places and, although faith is something that is very important to me, I don’t think I have the truth in my hands, so I deal with it in a problematic way. Hölderlin says that God is near, but it’s difficult to touch him and that where danger increase, also does safety. This is my situation, I am between safety and risk, between dissatisfaction and the search of the sacred. My vocabulary is strongly linked to the sacred. In this case the sunrise was a peculiar choice, not mine but connected to the tradition of the festival “Many faiths under the same sky”. However, I’m very happy with this choice, also because one of my songs, dedicated to the poet Paul Celan, is titled The Black Milk of the Sunset. The passage from dark to light was very suggestive.

 

Qui di seguito il video della canzone Il Latte Nero dell’Alba.

Here follows the video of The Black Milk of the Sunset song.

https://www.youtube.com/watch?v=0G8Ed8vkuvc

 

  1. Quali sono i tuoi progetti per Waterlines?

Which are your projects for Waterlines?

Questo luogo mi suggestiona molto e non appena l’ho visto ho capito che doveva essere il protagonista della mia residenza, visto che ci capita spesso di abitare luoghi di cui non conosciamo la storia. San Servolo è un’isola estremamente evocativa e si capisce bene cosa è stata, ma il pensiero che vi sia un archivio che va dal 1725 al 1978 pieno di storie che chiedono di essere raccontate è indubitabilmente affascinante. Ho coinvolto alcune persone che possono aiutarci a capire e a raccontare queste storie; io tenterò di scrivere delle canzoni su una vicenda molto particolare e significativa, ma ancora poco nota e raccontata, quella della deportazione degli ebrei da San Servolo, nell’ottobre del 1944. Ma soprattutto mi aspetto molto da voi, studenti, come compagni di ricerca!

I am very impressed by this place and the first time I saw it I understood that it had to be the protagonist of my residence, since it often happens that we live in places of which we don’t know the story. San Servolo is an extremely evocative island and what happened here is clear, but the fact that there’s an archive full of stories to tell, going from 1725 to 1978, is very suggestive. I engaged some people that can tell these stories. I will try and write songs concerning a peculiar and meaningful story, however still not well known and widespread: that is the story of the deportation of the Jewish from San Servolo, occurred in October 1944. Most of all I have high expectations on you, students, as fellow researchers!

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